presenti nel 91% dei capelli di eurodeputati e operatori dell’UE- VB BLOG


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pesticidi erbicidi campi agricoltura 1Uno studio condotto dall’ONG Pollinis denuncia che il 91% delle persone testate al Parlamento europeo contiene nei capelli tracce di pesticidi. Pollinis è un’ONG francese senza fini di lucro che si batte contro il declino degli impollinatori e l’erosione della biodiversità, promuovendo l’agricoltura sostenibile. Per documentare la contaminazione ambientale da pesticidi l’organizzazione ha lanciato una campagna raccogliendo campioni di capelli a 44 persone tra eurodeputati, scienziati e giornalisti. I campioni sono stati analizzati alla ricerca di 62 sostanze chimiche (fra cui 20 vietate nell’Unione Europea), al fine di valutarne la presenza e la persistenza nell’ambiente.

Il termine pesticida si riferisce a sostanze o formulazioni utilizzate per la prevenzione, il controllo o l’eliminazione di organismi — piante, animali, funghi e batteri — ritenuti indesiderabili. A seconda del loro target, i pesticidi si dividono in diverse categorie: diserbanti o erbicidi (contro piante infestanti e le erbacce), insetticidi (contro gli insetti), fungicidi (contro funghi e muffe).
Ampiamente usati nell’agricoltura convenzionale, i pesticidi si trovano anche in numerosi prodotti per la casa: trattamenti per il legno, repellenti per zanzare, prodotti veterinari (antiparassitari), prodotti per il giardinaggio…

Il test dei capelli è un mezzo efficace per valutare l’entità della contaminazione da pesticidi nell’ambiente. Infatti mentre crescono, i capelli vengono irrigati alla radice dai vasi sanguigni e immagazzinano le sostanze inquinanti a cui il corpo è stato esposto. Le concentrazioni di pesticidi rilevate sono direttamente correlate al livello di esposizione e la loro presenza nei capelli non è influenzata dalle variazioni a breve termine dell’esposizione come nel sangue o nelle urine.

Da questa analisi sono emersi alcuni dati preoccupanti: il 91% delle persone è risultato positivo alla presenza di antiparassitari e, tra quelli con almeno un pesticida rilevato, il 95% conteneva pesticidi o loro metaboliti non autorizzati nell’Unione Europea. Su 62 composti ricercati, 27 (44%) erano presenti in almeno 1 campione, mentre in ogni persona si è registrata in media la presenza di 3 pesticidi. Il numero più alto di formulazioni rilevate in un campione di capelli è stato 11.

Il test dei capelli è un mezzo efficace per valutare l’entità della contaminazione da pesticidi nell’ambiente

Purtroppo i pesticidi sono onnipresenti nell’ ambiente e l’esposizione avviene principalmente per ingestione e inalazione: attraverso l’acqua e il cibo, le attività domestiche, ma anche attraverso l’aria, poiché queste sostanze possono depositarsi sulle particelle di polvere che respiriamo. Va ricordato che gli antiparassitari possono essere dispersi dal vento per diversi chilometri intorno alla zona di irrorazione. Inoltre, sono ampiamente sottovalutate le fonti delle emissioni non agricole, come i prodotti per la casa, i repellenti per zanzare, i prodotti veterinari (antiparassitari), trattamenti contro gli acari o prodotti fitosanitari come erbicidi o insetticidi venduti nei supermercati. Le strutture in legno (telai, vecchi mobili in legno) sono trattate per evitare il deterioramento da parte di muffe o insetti.

Molte di queste sostanze sono persistenti nell’ambiente, anche anni dopo il loro divieto. In alcuni casi, i composti vietati nell’Unione Europea sono autorizzati in altri paesi e possono essere presenti negli alimenti e nella frutta importati. I pesticidi come il pentaclorofenolo (una fra le tre sostanze rilevate con le concentrazioni maggiori) venivano usati per trattare vecchi mobili o strutture in legno nelle case e oggi vengono rilasciati nell’ambiente durante i lavori di ristrutturazione. A riprova della lunga vita di questi prodotti chimici è la scoperta che il 4.4 DDE, un metabolita del DDT, è il pesticida più rilevato, anche se è stato bandito dall’UE più di 40 anni fa (1978).

L’ONG denuncia come questi risultati dimostrino “l’inadeguatezza del sistema di registrazione dei pesticidi, che consente l’autorizzazione all’immissione in commercio di composti la cui tossicità non è adeguatamente valutata. Quando una sostanza viene bandita, invece, la procedura per ritirarla dal mercato è laboriosa e difficile, spesso costellata di esenzioni, consentendo agli Stati membri di continuare a utilizzare prodotti tossici per anni.”
“Questi risultati mostrano che le persone nell’UE sono esposte ai pesticidi e c’è un’elevata possibilità che ciò avvenga quotidianamente. Questo è qualcosa di preoccupante”, lamenta l’eurodeputata olandese Anja Hazekamp (GUE/NGL) durante una conferenza stampa organizzata da Pollinis il 26 ottobre. “Vivo in campagna, in una casa di legno per evitare sostanze tossiche. Non ho mai vissuto in una zona agricola. Tuttavia, hanno trovato il DDT con altri quattro pesticidi nel mio campione “, afferma la chef e parlamentare austriaca Sarah Wiener (Verdi / EFA).
Data l’esistenza di comprovate alternative agricole (gestione integrata dei parassiti, agroecologia, agricoltura biologica), l’Unione Europea e i suoi Stati membri devono adottare misure urgenti per fermare questa contaminazione e ripristinare gli ecosistemi.

© Riproduzione riservata. Foto: Fotolia, Pollinis


Giornalista


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